Sarasso, Therese e funghi

Settanta, Simone Sarasso. Copertina.
Settanta, Simone Sarasso. Copertina.

Un sabato sera da Therese. Scendo dal 15 che sono mezz’ora in anticipo: colpa di Google Maps, mi aveva dato tempi ti percorrenza più lunghi. Sull’altro lato di Corso Belgio il civico 49 è ben evidente: insegne verdi, grandi vetrate che girano l’angolo, interno di scaffali, frontespizi e coste. Come aspettare le 18? Ammazzare il tempo al bar? Attraverso la strada ed entro nella Libreria Therese: meglio spulciare la loro offerta. Lo spazio è stretto ed accogliente, i librai sono immediatamente simpatici. Acquisto una copia di Sei pezzi da mille ed esco a fumare una sigaretta. Non faccio in tempo a finirla che arrivano Simone Sarasso e consorte. Pian piano la libreria si affolla. Ci sediamo tutti al centro, ci stringiamo e parte la presentazione.

Strategia della tensione. Sarasso è piacevole a pelle: è simpatico, non se la tira e parla con naturalezza di tutto, del suo lavoro, dei suoi libri, di come li ha scritti, dei loro pregi e difetti, dei suoi “maestri” letterari. E la presentazione si trasforma in una chiaccherata grazie alle domande incalzanti di Davide, il libraio di Therese, e di due anziani che lo lavorano ai fianchi.
Dopo una rapida descrizione di Confine di stato e Settanta, primi due romanzi di una trilogia sui misteri della storia d’Italia dal dopoguerra alla discesa in campo del cavaliere, Simone racconta il lungo lavoro di documentazione che sta alla base della sua opera (internet, saggistica, quotidiani d’epoca, documenti ufficiali desecretati, atti processuali), il senso di frustrazione nel vedere che per più di quattrocento morti ammazzati non esiste un colpevole, o peggio, che il colpevole esista ma non sia processabile e il confluire di questa tensione e rabbia in un personaggio fittizio, Andrea Sterling, che rende responsabile di decenni di omicidi, stragi di stato e strategia della tensione. Sarasso è uno scrittore onesto, quindi dichiara senza problemi (lo fa anche nelle note finali dei suoi libri) a chi e a cosa si sia ispirato per la sua scrittura (James Ellroy, Giuseppe Genna, Wu Ming, il cinema tarantiniano…) e non nasconde la differenza qualitativa che esiste fra Confine e Settanta: il secondo, un bestione da 693 pagine, è meno visivo e cinematografico del primo (pur continuando ad esserlo nelle scene d’azione), però acquista molto in profondità grazie al lavoro di caratterizzazione dei personaggi (principali e non) e del loro modo di parlare che risente della loro origine geografica e sociale.

Confine di stato, Simone Sarasso. Copertina
Confine di stato, Simone Sarasso. Copertina

Fra letture di brani, parole su progetti futuri e progetti presenti, chiacchiere sulla ricostruzione ambientale di periodi storici mai vissuti dall’autore (classe ’78), sul predominio che doveva avere il fumo di sigaretta negli uffici pubblici (e nei cinema), dichiarazioni politiche e battute, la presentazione vola e termina che quasi non ce lo si aspetta. Dediche su copie lette, autografi su copie acquistate sul momento, ultime domande personali, altre battute. Mi fermo a chiacchierare con Simone e la moglie, Mary, che scopro condividere con me una simpatica situazione di precariato. Ormai è ora di cena e Davide mi invita a trascorrerla con loro.

Funghi porcini, Piemonte ed Abruzzo. Entriamo nel cuore di Torino, in via San Pio V, Trattoria Alba. Siamo in otto: i coniugi Therese, tre loro amici, i coniugi Sarasso ed io, chiaramente imbucato. Non sembra di essere a tavola con sconosciuti e complici un litro di dolcetto, due bottigle di Monella, la cucina Piemontese-Abruzzese, i funghi porcini, le fotografie di attori e registi che hanno mangiato qui alle pareti, la simpatia della proprietaria che ci serve al tavolo (una delle suore di Del Piero alla pubblicità) si parla di tutto: frammenti, mercato editoriale, librerie itineranti, birreria Petrarca, scuola, politica, Altai, Torre Pellice, Milano, Inglorious Bastards, Serge Quadruppani, Le teste, Toro e Cimminelli, matrimonio e Mondiali di calcio 2006, figli, nomi di figli, ricorrenze di nomi di figli…
Alla fine l’impressione è quella di avere trascorso una bella serata insieme ad ottime persone, di aver trovato una buona libreria e di avere umanizzato un nome su una copertina.

Il blog di Simone Sarasso
Il blog della libreria Therese

Storie, narrazioni, sguardi obliqui

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