Puro feticismo letterario

Altai, Wu Ming. Copertina.

Un tempo aspettavo con ansia dopo la pausa fine-campionato la campagna acquisti per vedere cosa il Toro intendeva combinare durante la stagione. Ogni giorno sfogliavo le due-tre pagine dedicate ai granata da Tuttosport, pura immondizia giornalistica religiosamente e quotidianamente acquistata da mio padre. Regolarmente mi illudevo.
Poi fremevo all’idea dell’estate, del viaggio. Prima in treno poi in aereo con mia madre attraversavo Alpi, Francia e Manica diretto in Inghilterra. Regolarmente mi meravigliavo.
Al rientro doppia tensione: primo giorno di scuola, prima di campionato. Regolarmente mi eccitavo.

Gli anni passavano. L’Inghilterra era un po’ meno sconosciuta, le delusioni calcistiche si erano accumulate, la scuola smetteva di essere un gioco. Si inserivano dirompenti l’attesa del sabato sera, la ricerca delle ragazze e la voglia di essere adulti. Era il tempo del vino cattivo, dell’alcool mescolato trangugiato in dosi eccessive rapidissime. Il tempo del ridicolo e dell’energia pura.
Poi i brufoli cedevano alla barba e la tensione dell’attesa si rivolgeva alle date esame dell’università, al concetto di futuro, all’uscita di qualche film (magari dilazionato nel tempo, come Il signore degli anelli), a qualche viaggio di gruppo stile Marrakech Express, agli ultimi romanzi di Hemingway da acquistare e leggere.

Oggi non saprei cosa attendo, almeno non oggi inteso come in questi anni. Oggi inteso come in questi ultimi giorni invece sì: Altai. Come un teenager accoccolato nel sacco-a-pelo davanti alla libreria la notte prima dell’uscita dell’ultimo Harry Potter, ho prenotato la mia brava copia (Libreria Therese) e sono corso (col tram, s’intende) a prenderla dopo il lavoro. Al ritorno sono riuscito a mancare la fermata, affondato nel quarto capitolo.
Ora è lì, appoggiato di fianco al portatile, la fascetta ancora al suo posto nonostante le pagine sfogliate: puro feticismo letterario. So che non mi deluderà, so che non mi trascinerà in Serie B e so che i Wu Ming non mi faranno abituare o trangugiare robaccia: non sarà Q, e questo è bene.

Storie, narrazioni, sguardi obliqui

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