Lama e trama

Maniago deve la sua fama di città delle coltellerie ad una roggia che fu fatta scorrere nel 1453 in mezzo al villaggio dal conte Nicolò di Maniago: nei pressi dei salti d’acqua furono costruiti un pugno di battiferro che sfruttandone l’energia permisero la nascita di un artigianato di coltelli e strumenti da lavoro che per secoli sono stati il propulsore dell’economia locale.
Il buon Nicolò non poteva però immaginare che oltre mezzo millennio dopo quella roggia avrebbe anche permesso l’istituzione del premio letterario (e non solo) giallo/noir Lama e trama, che quest’anno è giunto alla sesta edizione con la presidenza onoraria affidata a Luigi Bernardi, permettendo inoltre alla mia persona di tentare il primo approccio letterario “ufficiale”: mi è andata bene, con un piazzamento in finale al secondo posto ex aequo nella categoria Racconti con Regalo aziendale.

Alla premiazione dello scorso sabato (21 novembre) devo ammettere che mi sentivo leggermente fuori posto: tutto era nuovo, la maledetta emozione che mi tagliava le gambe e le parole. Fortuna che ho avuto un ottimo appoggio in chi mi accompagnava, nelle ottime persone lì incontrate, nell’ospitalità del luogo e nella gastronomia e nel vino che hanno sciolto la lingua. Alle tre del mattino ancora si stava a biascicare frasi sui divanetti dell’albergo con il grande trio di registi (Susanna, Antonello e Massimiliano) vincitori della sezione Cortometraggio (ragazzi, difficile dimenticare il forno-discoteca di The Kithcen Mistery) e con Marta Poggi, vincitrice nel Monologo. Purtroppo non ho avuto occasione di parlare con gli altri premiati (soprattutto con il vincitore della mia sezione, Renzo Brollo, che a pelle era fenomenale). Sarà per un’altra occasione.
In compenso ho avuto modo di scoprire Alberto Custerlina (l’autore di Balkan bang!) e la sua eccellente disponibilità, di ricevere un incoraggiamento dagli altri due membri della giuria (Diana Lama ed Elisabetta Bucciarelli), di gettare involontariamente un filtro non usato di sigaretta addosso a Nicola Bonazzi, che tanto bene aveva letto in pubblico l’estratto del mio racconto, di saggiare la simpatia del curatore del premio Antonio Paolacci (non sufficientemente ringraziato per il carteggio via mail a cui l’ho sottoposto), di Rosario Palazzolo e del regista Rai Piero Pieri (fra l’altro, a Trieste siamo riusciti a scovare il lesso…).

Insomma, un’ottima giornata che molto deve a dei mastri coltellinai.

Storie, narrazioni, sguardi obliqui

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