Il perdono del tirannicida e frasi d’odio dimenticate

I tirannicidi: Armodio e Aristogitone. Copia romana di originale greco, Napoli.

Et dulcis in fundo, perdono: Umanamente l’ho perdonato“, ha detto Berlusconi. “Sapete che non so portare rancore“. Troppo buono il nostro Premier, da inserire in coda di beatificazione dritto alle spalle di Giovanni Paolo II e Pio XII, magari con qualche polemica in meno rispetto a quest’ultimo. D’altronde l’Untissimo non è nuovo a gesti di tal umana comprensione, lo stesso accadde all’uomo dal cavalletto cinque anni fa, che poi si fece quattro mesi di carcere dopo la condanna per lesioni personali aggravate.  Ma Tartaglia non farà sogni tranquilli, in pieno spirito cristiano Berlusconi si è augurato che il gesto non venga sottovalutato affinché non passi il messaggio che si può prendere a souvenirate il presidente del Consiglio: in Italia ci sono monumenti ben più pericolosi del duomo, come la Mole di Torino, tremendamente appuntita. Insomma, date a Cesare quel che è di Cesare: il perdono è puramente spirituale, nella pratica la punizione sarà esemplare.

A morte il tiranno è il grido che secondo il Premier è stato lanciato a più riprese e che ha finito per convincere qualcuno della possibilità di divenire un eroe assassinandolo: in queste situazioni se a qualcuno riesce il colpo allora diventa un eroe, se non riesce si fa poco tempo in galera e può uscire tranquillamente più libero di prima. Fortunatamente per lui (dove lui sta sia per Berlusconi che per Tartaglia) l’eroe non è né Armodio né Aristogitone, e non farà la fine dei tirannicidi.
Da parte sua l’amorevole presidente del Consiglio si tira fuori da ogni accusa di essere egli stesso la causa del “clima d’odio”: “Io non ho mai scaldato il clima, ho fatto solo notare la provenienza di alcuni organismi istituzionali che è una provenienza chiaramente di sinistra.” E già, ma dato che l’Italia ha la memoria corta, e lui lo sa, rinfreschiamoci i ricordi con questo breve elenco di aggressioni verbali, insulti, chiamate alle armi (!) e sprazzi d’odio firmati Berlusconi e cricca (tratto da qui):

“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95).

“Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95).

“Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95).

“Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95).

“Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95).

“Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime.” (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98).

“Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).

“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche.” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003).

“Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo.” (Berlusconi, 17/1/2005).

“Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intervento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05).

“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot.” (Berlusconi, 14 dicembre 2005).

“Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006).

“Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

“La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007).

“Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008).

“Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti” (Berlusconi, 21/5/2009).

Storie, narrazioni, sguardi obliqui

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2 thoughts on “Il perdono del tirannicida e frasi d’odio dimenticate

  1. Molto natalizia peraltro. Il bello è che, mentre da un lato annuncia di averlo perdonato, dall’altro si auspica una punizione esemplare. Due messaggi del tutto contrastanti, uno rivolto alla sua immagine pubblica di “uomo buono”, l’altro agli avversari di qualsiasi provenienza e tipo, che potremmo tradurre così: occhio che da ora in poi si userà il pugno di ferro.

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