Midnight in Paris

Chi ha commesso l’errore di leggere Fiesta da giovane e di essere rimasto stregato dalla generazione perduta non potrà perdersi l’ultimo film di Woody Allen. Andrà a vederlo, ma uscirà dal cinema con una sensazione a metà strada fra l’incanto e la delusione.

L’incanto è dato dal cuore di Midnight in Paris: la carrellata di scrittori, pittori, musicisti e personaggi mondani che popolavano la capitale francese negli anni ’20. Sembra quasi di vedere su pellicola le pagine di Festa Mobile, il libro di memorie dedicato da Ernest Hemingway a quel periodo d’oro della sua vita, quand’era giovane, povero e felice. “Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna perché Parigi è una festa mobile”: questo scrisse in una lettera a un amico. Ed è questa l’esperienza che vive Gil, bevendo con Hemingway e andando a una delle celebri feste organizzate da Francis Scott Fitzgerald e da sua moglie Zelda, facendosi leggere un suo manoscritto da Gertrude Stein, ascoltando Cole Porter e incontrando Picasso e Dalì, Man Ray e Buñuel, il torero Juan Belmonte e Matisse.

Il film è amabilmente leggero, si ride a battute spiritose e a qualche trovata sagace. Ma la vicenda romantica di fondo è un banalissimo classico: amante non compreso con compagna che gli tarpa le ali si invaghisce di un’altra donna così simile a lui da fargli realizzare l’errore che sta commettendo portandolo dritto al lieto fine. I personaggi sono stereotipi del genere, come lo scrittore sognatore, la promessa sposa troppo prosaica, ricca e legata all’immagine più che alla sostanza, i suoceri contrari all’unione, l’amante perfetta. Fortuna che ci sono gli altri, i big degli anni ’20. O quasi.

Hemingway nel 1923. Immagine di dominio pubblico.

Sì, perché se Dalì calza a pennello e la Stein va bene nel suo ruolo di matrona della cultura, Hemingway parla come scrive, per polisindeto, in maniera mono-tona e sparandole troppo grosse. Il personaggio è una caricatura dello scrittore, e tutti gli altri in fondo sono semplici camei d’omaggio. Ci si diverte a vederli spuntare, come ci si diverte a riconoscere citazioni parigine come il Café Maxime o la libreria Shakespeare & Co., ma alla fine si tratta di un giochino non retto dalla loro caratterizzazione. Quando poi ci si ferma a riflettere sul film ci si accorge che il bello sta solo nella carrellata e in qualche risata.

Un fanatico di Hemingway poi storcerà il naso nel cogliere il libro di argomento fra lui e Gil, Addio alle armi, pubblicato nel 1929 quando l’autore viveva fra Key West e lo Wyoming con la seconda moglie, Pauline, dopo aver abbandonato Parigi nel 1928. Difficile anche vederlo partire per un safari in Africa in quel periodo, dato che il primo lo fece nel 1933. Dettagli forse, ma appunto perché tali una cura minima dell’aspetto storico-realistico dei personaggi avrebbe reso il film più concreto, senza nulla togliere all’atmosfera onirica e fantastica e al fascino della Ville Lumière.

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6 thoughts on “Midnight in Paris

  1. @Lordbad: allora non te lo puoi perdere, ma rimarrai deluso dopo un entusiasmo iniziale.

    @Golino: diciamo che Woody Allen poteva caratterizzare meglio i personaggi, sbanalizzare l’intreccio e mettere in un telaio fantastico un po’ di realismo storico. Di materiale gli anni ’20 parigini ne hanno a tonnellate!

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  2. E così l’ho visto anch’io, senza troppe speranze: da un bel po’ Woody Allen mi lasciava freddo. Con quest’ultimo mi ha aperto qualche via all’immaginazione, ho risentito la storia
    nella storia, l’errare senza fine, il fantastico reale. Ottima la scelta di non essere di scena.
    L’idea mi è piaciuta molto. La realizzazione meno. Con Bunuel poteva fare esplodere qualcosa. Giudico un film anche da come trascorro la notte dopo averlo visto. Mi sono alzato bene. Cosa chiedere di più?
    S.

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  3. @Salvatore: anche a me Woody Allen sta deludendo. Da Londra in poi. Da Match Point, ultimo suo grande film a mio parere.

    Poi si è messo a fare queste sviolinate pubblicitarie alle grandi città europee. Questo film, sulla carta, poteva essere un ottimo prodotto, ma penso sia stato realizzato veramente male. A caldo mi era piaciuto, a freddo l’ho trovato monotono e banale.

    E poi le storie d’amore a lieto fine…

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