Racconti al tempo della crisi

Era nel lontano novembre del 2009, epoca in cui ancora i più non conoscevano Mario Monti, che il mio racconto Regalo aziendale vinceva il secondo premio del concorso Lama e trama, ed era nel più prossimo aprile del 2010 che veniva pubblicato in antologia dalla casa editrice Perdisa.

Un racconto scritto alle origini della crisi che sta travolgendo oggi l’Europa, che porta decine di migliaia di persone in piazza ad Atene e che mobilita i minatori della Spagna accolti come eroi per le strade di Madrid. Ricordate quell’epoca in cui in Francia i dipendenti licenziati prendevano in ostaggio negli uffici i manager per chiedere indietro il loro lavoro? Questo lo spunto di Regalo aziendale, solo che in questo caso il fatto avviene in Italia, nella cintura cementificata di Torino, in un’epoca in cui nel Belpaese ancora non ci si sarebbe immaginato tutto questo bailamme.

Madrid, l’arrivo dei minatori.

Per quanto ne so, nessuno dalle nostre parti ha avuto una fantasia d’azione, un coraggio di protesta o un tuffo di disperazione tale da emulare i galletti transalpini – anche se la cronaca nostrana potrebbe smentirmi. E nessuno è sceso in piazza in maniera così chiara e lampante dopo le sforbiciate sociali.

Il racconto non è un invito all’azione e non è nemmeno una descrizione di essa: è l’immagine della situazione di una moltitudine di giovani neolaureati e non italiani, cresciuti nella bambagia e con la convinzione inculcata dall’occidente vincente di poter raggiungere qualsiasi traguardo per poi trovarsi ad annaspare in un pozzo nero che sta per tracimare e travolgere tutto. È il dolore espresso nel confronto dello spreco di una grande risorsa, quella umana, ma è anche un’accusa nei confronti del disimpegno di chi si aspetta che tutto sia dovuto, che i diritti conquistati con decenni di lotte siano innati e intoccabili e che ci sarà sempre qualcun altro pronto a scendere in piazza a erigere barricate per difenderli. E in questo è, naturalmente, un racconto dannatamente autobiografico.

Lo potete leggere nella raccolta Mole nera, scaricabile in formato digitale da Amazon, su qualsiasi device elettronico (ebook reader, computer, tablet e smartphone). Lo trovate qui:

www.amazon.it/dp/B008I2QCYK

E a questa pagina potete ascoltare un’intervista d’epoca sul racconto andata in onda su Radio Beckwith, mattatore il grande Diego Meggiolaro.

qualcosa che non va in noi c’è […] Io credo che c’entri con questa sensazione, questa sottile idea che si insinua in me e in molti altri, in quelli che lavorano in un ufficio, in una ditta, a contare, controllare, scribacchiare, telefonare, organizzare, faxare. In quelli con un contratto a termine, a tre cifre prima dei decimali, e ringrazia se la prima è un nove, in quelli con un contratto a progetto con le cuffie sulle orecchie e un microfono come un neo enorme sul labbro. In quelli che laureati accantonano i sogni per uno schifo di impiego senza dignità, e in quelli che abbandonano prima della laurea, in quelli che per anni si sono mantenuti lavando piatti o servendo birre un buco di appartamento in subaffitto con altri tre studenti, una mansarda marcia fra centro e periferia dotata di una stanza, un cesso e una cucina, senza balcone e con l’acqua che gocciola dal soffitto inclinato. In tutti questi, in tutti quelli, in me: un’idea. L’inutilità.

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