Forconi

Torino, Piazza Pitagora, lunedì 9 dicembre 2013: la rivoluzione mi blocca sulla via dell’aeroporto. Un uomo ci infila un volantino in macchina che nero su bianco recita basta con questo e basta con quello e fermiamoci e rivoltiamoci. Una picchettatrice ci rassicura sul fatto che ogni dieci minuti fanno scorrere il traffico. Un dimostrante ci urla che Caselle non la raggiungeremo mai: la tangenziale è bloccata, la superstrada è bloccata, l’aeroporto è bloccato. Studiamo un percorso alternativo, attendiamo con calma che i rivoluzionari ci lascino passare e scrutiamo lombrosianamente facce e abiti, che non è vero che non fanno il monaco. Gente fra i trenta e i cinquanta, nessun piercing o taglio particolare, nessun colore che spicca. Qualche anfibio, qualche pantalone mimetico, qualche faccia da tagliagola. Insomma, gente comune più qualche fascistello. Neanche l’ombra di un sinistroide: morti in parlamento, agonizzanti pure in piazza.

Torino, Forconi in Piazza Castello
Torino, Forconi in Piazza Castello

Torino, Piazza Castello, martedì 10 dicembre: la rivoluzione canta Mameli. Su un Ducato campeggia il tricolore e un poster con John Rambo che incita alla marcia su Montecitorio. Uno striscione verdebiancorosso inneggia “L’Italia agli Italiani”. Un paio di tartarughe impresse, i soliti vestiti neutri, nessun colore che spicca. “Patrioti”, xenofobi, fascistelli, ex leghisti depressi.

No, sul serio: chi c’è dietro questa rivoluzione? Chi è che da due giorni organizza blocchi stradali, si abbraccia con la polizia, impedisce le consegne, fa chiudere negozi e costringe non scioperanti ad aderire a uno sciopero non indetto?

A coordinare è il Comitato 9 dicembre 2013. Al suo interno rientrano vari gruppi, sigle e associazioni. Riceve l’appoggio di CasaPound, il frinire alla rivolta di Grillo e la simpatia di Berlusconi, ma smentisce categoricamente l’intenzione di dialogare con qualsiasi partito politico, e per inciso ci tiene a dire che non incontrerà il Cavaliere Disarcionato. Grillo e Berlusconi quindi sono solo surfer che sfidano l’onda.

Sul sito web del comitato non c’è nessun programma e alcuna rivendicazione, ma solo inviti a resistere nei presidi, a collaborare con le forze dell’ordine, ad allontanare i facinorosi e a non esporre simboli e bandiere di partito/movimento.

L’organigramma a capo della protesta è alquanto curioso. E inquietante. Vediamo chi sono e cosa vogliono questi rivoluzionari.

organigramma9dic2013
Comitato 9 dicembre 2013, l’organigramma

Mariano Ferro è il presidente del Popolo dei Forconi, uno dei movimenti del 9dicembre2013 che spesso, a torto, viene identificato come il movimento del 9dicembre2013. Il campo d’azione è mirato e regionale: la Sicilia. Nel loro programma non si parla d’Italia, anzi: fra i vari punti c’è “l’adozione di una moneta complementare siciliana per un rilancio dei consumi interni”. Tutto ruota intorno allo sviluppo dell’isola, alla sua economia e ai suoi problemi, additandone molti seri, che vanno dalla connivenza delle istituzioni con la mafia alla disoccupazione, e fornendo proposte demagogiche, ovvero belle sulla carta ma mai spiegate nella loro fattualità.

Danilo Calvani, dei Comitati Uniti Agricoli, lancia invece un appello alle Forze dell’Ordine e all’Esercito: di agire per conto dei cittadini italiani contro chi ha tradito la costituzione, ovvero la classe politica (minuto 2:05 del video), destituendo il governo e formandone uno “presieduto da un componente delle forze dell’ordine o qualcosa del genere” che crei una nuova legge elettorale, con il Presidente della Repubblica che scioglie il parlamento e indice nuove elezioni (min. 4:50). In attesa, presidi ovunque, blocco degli autotrasportatori e sciopero a oltranza di “milioni di italiani”. Vecchi colpi di stato e dittature militari greche, spagnole e portoghesi del nuovo millennio, “o qualcosa del genere”.

Lucio Chiavegato invece vorrebbe un Veneto libero, sbraita contro Equitalia e Lega e ritiene l’Italia uno stato occupante. Da buon Che Guevara del nordest, si vanta di essere un combattente  per l’indipendenza della sua regione e per la salvezza del suo popolo. Un indipendentista xenofobo dall’urlo Roma e Lega ladrone.

Augusto Zaccardelli, ex ultras della Lazio, elettore berlusconiano deluso da ormai sette anni e capo del Movimento Autonomo degli Autotrasportatori, ieri, il 10 dicembre, scriveva in una nota: “A nome dei sindacati degli autotrasportatori che hanno proclamato il fermo, chiediamo un incontro al Presidente Silvio Berlusconi possibilmente nella giornata di domani così da potere discutere in merito allo sciopero che si sta attuando”. Che è esattamente ciò che il comitato 9dicembre2013 ha smentito di aver fatto.

Giovanni Di Ruvo, geometra titolare della ditta individuale Edil Restauri di Andria, è presidente dello SCIMPID, ovvero la Solidarietà Cattolica Italiana Micro Piccole Imprese e Dipendenti, un sindacato che si autoincensa quale “elemento di risoluzione della grave crisi etico morale dei politici vigenti nell’attuale legislatura italiana… strumento di unione dei cattolici per le profonde incomprensioni fra di essi…”. No, non è la novella Spectre.

Enzo Erbisti è il presidente dell’Azione Nel Trasporto Italiano, sigla che rappresenta padroncini, autisti e aziende di trasporto, e, dal 23 novembre, dell’appena costituita C.T.L.E., la Confederazione dei Trasporti e della Logistica in Europa. Altri autotrasportatori.

Giorgio Bissoli è il portavoce di Azione Rurale Veneto, sigla degli imprenditori agricoli della regione che non toglierà i presidi finché “i signori se ne andranno e accetteranno le nostre regole”, come afferma uno dei leader, l’agricoltore Luca Toniolo. Da Verona il 9 dicembre fa sapere che «In un primo momento di sicuro non bloccheremo nulla, il nostro sarà un sit-in dimostrativo e informativo. Molta gente verrà non sapendo bene per quale ragione. Noi distribuiremo volantini e spiegheremo che questo è un blocco a cui chiediamo a tutti di partecipare. Come minimo per mezza giornata sarà così, poi non lo so». Cioè, non facciamo blocchi ma spiegheremo alla gente che verrà senza sapere perché che questo non blocco è un blocco, poi a metà giornata non so cosa capiterà.

Insomma, le redini dell’Italia che si rivolta, dell’Italia che produce, sono tenute da autonomisti siciliani, indipendentisti veneti, autotrasportatori, agricoltori e sindacati cattolici di piccoli imprenditori.

Andiamo bene.

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