Collisioni a Novello

Collisioni 2010. Il logo del festival letterario.

Novello non è male. Un borgo nelle Langhe, in terra da Barolo, sviluppato in lunghezza su una cresta con piazzette, vie, chiese e castelli affacciati su un paesaggio accecante. Aggiungeteci un clima frizzante, pre-estivo. La buona tavola. Il re dei vini. Più qualche manciata di buona letteratura e musica spalmati sui tre giorni di un festival letterario del tutto gratuito che, giunto al suo solo secondo anno di vita, ha saputo raccogliere gente come Davide Longo, Yehoshua, Vinicio Capossela, Dan Fante, Wu Ming, Gino Paoli, Marco Travaglio, Antonio Scurati, Massimo Gramellini, Gian Carlo Caselli, Lucio Dalla, i Modena, Paolo Rossi, Carlin Petrini, Riyoko Ikeda, Luca Scarlini e altri e altri ancora. Naturalmente non può che uscirne un fine settimana perfetto.

Grande merito va agli organizzatori del festival, Collisioni, e a tutti quelli che sono riusciti a trasformare un paese da mille cristiani in una festa di strada. La cosa più apprezzabile dell’evento è il fatto che veramente pochi autori hanno

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Altai

altaiSe ti ritrovi alle due del mattino coricato sul divano a leggere un libro quando il giorno seguente ti dovrai svegliare alle sette e mezza per andare al lavoro, beh, allora quel libro davvero ti appassiona: questa è legge.

L’ultimo romanzo dei Wu Ming, Altai, l’ho atteso a lungo, l’ho fortemente desiderato, l’ho prenotato, l’ho pagato l’assurda cifra di €19.50 (che diavolo sta passando per la testa delle case editrici?), l’ho divorato nello scarso tempo a disposizione rinunciando ad ore di sano riposo e l’ho lasciato depositare. Risultato? Non è uno di quei libri che rileggerei, non è una di quelle opere che raccomanderei caldamente. Qualcosa non mi è andato giù, qualcosa è andato storto nella lettura.
L’attesa era grande: dopo dieci anni ecco il seguito di Q, un romanzo che ha venduto parecchio e che ha fatto epoca, che letto al momento giusto ti mette fuoco al culo (ma anche se letto in altri momenti: ad ogni rilettura, negli anni, l’effetto rimane immutato) e che tutti gli ammiratori volevano ritrovare. Fortunatamente non è stato così. Nonostante i Wu Ming avessero annunciato il ritorno al loro esordio, nonostante la fascetta pubblicitaria che avvolge il volume e nonostante gli acchiappa lettori scritti un po’ ovunque, dalla quarta di copertina al più minuto commento su

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Puro feticismo letterario

Altai, Wu Ming. Copertina.

Un tempo aspettavo con ansia dopo la pausa fine-campionato la campagna acquisti per vedere cosa il Toro intendeva combinare durante la stagione. Ogni giorno sfogliavo le due-tre pagine dedicate ai granata da Tuttosport, pura immondizia giornalistica religiosamente e quotidianamente acquistata da mio padre. Regolarmente mi illudevo.
Poi fremevo all’idea dell’estate, del viaggio. Prima in treno poi in aereo con mia madre attraversavo Alpi, Francia e Manica diretto in Inghilterra. Regolarmente mi meravigliavo.
Al rientro doppia tensione: primo giorno di scuola, prima di campionato. Regolarmente mi eccitavo.

Gli anni passavano. L’Inghilterra era un po’ meno sconosciuta, le delusioni calcistiche si erano accumulate, la scuola smetteva di essere un gioco. Si inserivano dirompenti l’attesa del sabato sera, la ricerca delle ragazze e la voglia di essere adulti. Era il tempo del vino cattivo, dell’alcool mescolato trangugiato in dosi eccessive rapidissime. Il tempo del ridicolo e dell’energia pura.
Poi i brufoli cedevano alla

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