L’arte di protesta

Karin Andersen Loevenbo. Fotografia di Chiara Ceolin, tutti i diritti riservati.

Un anno fa, di questi tempi, scorrazzavo per il Belpaese con la prode fotoreporter Chiara Ceolin a intervistare artisti. Il nostro quesito principale era: esiste un’arte di protesta in Italia?
Come si sa, da domanda nasce domanda, e da intervista nasce intervista: abbiamo raccolto una ventina di testimonianze di prima mano. Pittori, street artists e performer hanno aperto atelier, fabbriche dismesse e i nostri occhi di fronte ai murales che coprono i muri delle città. Ci hanno parlato delle loro opere, delle idee che vi stanno alla base e della loro poetica.
Dal lavoro è nato un reportage: Chiara alla fotocamera, io alla penna. In attesa di essere pubblicato in cartaceo (è distribuito dall’agenzia Emblema), potete godervi alcuni scatti su Photojournale, un sito internazionale che raccoglie documentari fotografici.
Qui sotto, invece, trovate la presentazione dell’articolo:

A Torino l’associazione Urbe – Rigenerazione Urbana apre i 1500 metri quadri dell’ex fabbrica Aspira, destinata a diventare un complesso residenziale, a oltre cinquanta street artists che ne ricoprono gli ambienti di murales, graffiti, poster e stencil. A poca distanza Gec, nel suo studio nei pressi di Piazza Statuto, affida al suo tratto fumettoso il racconto di una contemporaneità individualista, priva di miti e manipolata dai media.
A Orzinuovi, un paese della provincia di Brescia, Elena Monzo trasferisce sulla tela brutture e maschere della società. Più a sud, in Emilia, il Collettivo FX con il calare della notte prepara la colla e attacca poster e stickers sui piloni di cemento dell’autostrada A1, sulle cabine elettriche e sui muri in stato di degrado.
A Bologna Stefano Pasquini ritrae personaggi vittime della politica. A Reggio Emilia Simone Ferrarini saccheggia la storia e l’attualità dipingendo clandestini, galeotti, manifestanti iraniani e alpini in ritirata.
Centrali nucleari, miniere di amianto, cantieri sequestrati e zone infette da soprusi sono i luoghi d’azione della street-photo performance del Dott. Porka’s P-Proj. Il mondo è il territorio di caccia di Gola e dei suoi giganteschi murales dominati da una natura fantastica, rigogliosa e in armonia con se stessa.
L’ecologia e il rapporto fra uomo e ambiente è invece al centro del lavoro di Karin Andersen Loevenbo, un’artista tedesca residente a Bologna. Dipinge esseri mutanti, creature ibride in un mondo finalmente lontano della visione ordinaria e antropocentrica.
Un viaggio nelle strade e nelle gallerie del Belpaese fra pittori, muralisti e performer: esiste oggi un’arte di protesta in Italia?

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Sambusi e illustrazioni

Da oggi, 13 gennaio, e per sei settimane uscirà a puntate su Nulla dies sine linea il mio racconto Sambusi. Lo trovate a questa pagina.

Se non lo avete ancora letto, è il momento giusto per farlo: parla di un viaggio lungo lo Stivale di un uomo disperato, un ragazzo somalo, un immigrato clandestino schiavizzato e in fuga dalla

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Sindone: reliquia o icona?

Questo articolo è stato pubblicato su Nulla dies sine linea.

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Illustrazione di un manoscritto ungherese del 1192-1195 con la sepoltura e la resurrezione del Cristo. Immagine di dominio pubblico.

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.Matteo, 27, 59-60.
Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto.Luca, 24, 12.
…correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende giacenti, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende giacenti, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non giacente con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.Giovanni, 28, 4-8.

Nel I secolo gli usi funebri giudaici prevedevano la sepoltura del defunto nel giorno stesso della sua morte: il corpo veniva lavato e unto con sostanze profumate, la testa avvolta in una stoffa per impedire alla bocca di

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