J. Edgar

Vedere l’ultimo film di Clint Eastwood avendo come guida l’Hoover di James Ellroy provoca un solo effetto: delusione.

L’Hoover della trilogia sulla storia sporca dell’America è un uomo solo, moralmente minato, ossessionato dalle intercettazioni ambientali e dalla raccolta di dossier sui personaggi pubblici, politici e potenzialmente avversi alla sua visione di uno stato forte e retto. Con i dati in suo possesso e lo strumento burocratico da lui messo in piedi, l’FBI, mantiene saldo il suo ruolo reazionario di difensore degli Stati Uniti a furia di ricatti, infiltrazioni e controspionaggio che poco hanno a che fare con la legalità che il suo ufficio dovrebbe garantire. Agisce nel pubblico e nella politica da

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La pattuglia dell’alba

James Ellroy sostiene di vivere come un eremita: oltre alla televisione, non possiede nemmeno il cellulare e il computer. Non legge i quotidiani, non legge libri. Crede che la lettura di altri autori, soprattutto contemporanei, possa risultare nefasta per la sua immaginazione. Nonostante ciò, pensa che Il potere del cane sia “il più grande romanzo sulla droga che sia mai stato scritto”. Vere o meno che siano le due affermazioni di Ellroy, quella sulla sua carriera di lettore e quella sul romanzo di Don Winslow, quello che è certo è che la seconda sia del tutto giustificata: Il potere del cane è un grande romanzo politico, storico, sociale e d’azione. È avvincente e impegnato, è un romanzo epico e corale. È la storia sporca e travagliata del rapporto fra Stati Uniti, Messico e narcotraffico.

Winslow è giunto in Italia da poco, e solo con gli ultimi tre libri scritti: Einaudi ha pubblicato nel 2008 L’inverno di Frankie Machine, a cui hanno fatto seguito nel 2009 Il potere del cane e nella primavera del 2010 La pattuglia dell’alba. Quest’ultimo è un romanzo godurioso, molto più simile a Frankie che al Potere, e rispetto al secondo difetta in epicità, pur rimanendo di alto livello.

La storia è ambientata in quel di San Diego, fra la sua battigia e  i punti di rottura delle onde e il residuo di territorio agricolo dell’entroterra non ancora cementificato. La vicenda è tipica del genere

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Vagabondo che son io

United We Stand, copertina

Sabato sera da Therese. Alla consolle Sarasso & Rudoni. Li lavorano ai fianchi Davide & Davide. La saletta dell’appena allargata libreria (mediante la tecnica del buco) è gremita. La gente è in piedi. I passanti guardano dalla vetrina incuriositi: che ci fa tutta quella gente in un posto pieno di libri?

Come al solito la premiata ditta Therese-Sarasso regala grandi momenti. Si ride, si parla di romanzi, di storia d’Italia, di una guerra civile che si combatterà fra qualche anno, ma soprattutto si parla di graphic novel. Il tutto è completato da Daniele Rudoni che, complice una lavagnetta luminosa, trasforma pennarello alla mano un paio di schizzi di United We Stand: Andrea Sterling ed Ettore Brivido. Ed insieme lo scrittore ed il disegnatore ci ricordano cos’è capitato a Porta a Porta alla fine dello scorso novembre: durante una puntata incentrata sul “pericolo Facebook” e sull’idea di sparare a Berlusconi si cita la loro graphic novel appena uscita dove, a pagina 16, un commando di uomini neri durante un ipotetico colpo di stato nel 2013 fa fuori il premier uscente (che non porta il nome del cavaliere, ma che gli assomiglia nel disegno). Manco a dirlo basterebbe osservare le

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