Sambusi e illustrazioni

Da oggi, 13 gennaio, e per sei settimane uscirà a puntate su Nulla dies sine linea il mio racconto Sambusi. Lo trovate a questa pagina.

Se non lo avete ancora letto, è il momento giusto per farlo: parla di un viaggio lungo lo Stivale di un uomo disperato, un ragazzo somalo, un immigrato clandestino schiavizzato e in fuga dalla

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Dublino II

Se dio vuole 01, dipinto di Simone Ferrarini, 2009.

Dal 2003 il destino degli immigrati clandestini richiedenti asilo in Europa è sancito dal regolamento Dublino II. Questo va a stabilire che lo stato membro dell’Unione competente in materia sia quello in cui è stato registrato per la prima volta il clandestino. La domanda può essere accolta o respinta a seconda delle politiche nazionali. Il riconoscimento dei richiedenti asilo è basato su una banca dati europea che raccoglie le loro impronte digitali. Il clandestino

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Sambusi

Sambusi, copertina. Fotografia di Chiara Ceolin, tutti i diritti riservati.

Era l’agosto del 2010 e mi stavo documentando per scrivere Lesbo, racconto che venne selezionato per la pubblicazione nella raccolta Lama e trama 2011. L’argomento era ed è di quelli tosti: l’immigrazione clandestina e le contromisure adottate dalla Fortezza Europa. Cercavo materiale sulla Grecia, sulla politica di respingimenti in mare adottata dalla patria della democrazia e sulle prigioni-lager sorte sulle isole egee. Digitando parole chiave in inglese sui motori di ricerca, il web mi restituiva molte pagine dedicate all’Italia. Una volta terminato Lesbo, mi concentrai su di loro.

Rosarno, il viaggio odissiaco degli immigrati, la mancata integrazione, Dublino II, la disperazione di chi ha un passato da fuggire, un presente in cui sopravvivere e un futuro vuoto verso cui tendere: questi sono i temi di Sambusi, il racconto che è scaturito da quelle ricerche, il parallelo italiano di Lesbo. Ora, a più di un anno di distanza, rivisto e approntato, è disponibile per il download gratuito: perché queste sono storie che continuano.