L’uomo verticale

L'uomo verticale, Davide Longo. Copertina.

L’ultimo romanzo di Davide Longo, uscito per Fandango, potrebbe essere categorizzato in quel filone post-apocalittico parecchio bazzicato dal cinema, da Mad Max fino a Codice: Genesi, ma anche piuttosto frequente nella letteratura, a partire dall’inizio dell’Ottocento con L’ultimo uomo di Mary Shelley fino ai giorni nostri con La strada di Cormac McCarthy. In Italia il genere sembra essere piuttosto fertile di questi tempi, con ad esempio Arzèstula, racconto scritto da Wu Ming 1 e uscito nell’antologia Anteprima nazionale, ma anche scaricabile gratuitamente, e una delle future uscite di Simone Sarasso, Terra di nessuno. Verrebbe da dire “non a caso”, visti i tempi: scenari di distruzione, azzeramento e rinascita più che uno spettro sembrano essere un’agognata catarsi. E naturalmente opere di questo tipo non fanno altro che riflettere i tempi in cui sono stati scritti, facendone un’analisi cruda mediante una valutazione a posteriori nata dalla proiezione degli effetti in un futuro apocalittico e iperbolico.

L’uomo verticale è, in questo senso, un grandissimo libro. E lo è anche in tanti altri sensi. Scritto dannatamente bene (roba che non ripeterò più in futuro a proposito di Longo, che in questo è una garanzia), racconta – di seguito lo spoiler è lieve – di un futuro in cui l’Italia, mai

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Collisioni a Novello

Collisioni 2010. Il logo del festival letterario.

Novello non è male. Un borgo nelle Langhe, in terra da Barolo, sviluppato in lunghezza su una cresta con piazzette, vie, chiese e castelli affacciati su un paesaggio accecante. Aggiungeteci un clima frizzante, pre-estivo. La buona tavola. Il re dei vini. Più qualche manciata di buona letteratura e musica spalmati sui tre giorni di un festival letterario del tutto gratuito che, giunto al suo solo secondo anno di vita, ha saputo raccogliere gente come Davide Longo, Yehoshua, Vinicio Capossela, Dan Fante, Wu Ming, Gino Paoli, Marco Travaglio, Antonio Scurati, Massimo Gramellini, Gian Carlo Caselli, Lucio Dalla, i Modena, Paolo Rossi, Carlin Petrini, Riyoko Ikeda, Luca Scarlini e altri e altri ancora. Naturalmente non può che uscirne un fine settimana perfetto.

Grande merito va agli organizzatori del festival, Collisioni, e a tutti quelli che sono riusciti a trasformare un paese da mille cristiani in una festa di strada. La cosa più apprezzabile dell’evento è il fatto che veramente pochi autori hanno

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Altai

altaiSe ti ritrovi alle due del mattino coricato sul divano a leggere un libro quando il giorno seguente ti dovrai svegliare alle sette e mezza per andare al lavoro, beh, allora quel libro davvero ti appassiona: questa è legge.

L’ultimo romanzo dei Wu Ming, Altai, l’ho atteso a lungo, l’ho fortemente desiderato, l’ho prenotato, l’ho pagato l’assurda cifra di €19.50 (che diavolo sta passando per la testa delle case editrici?), l’ho divorato nello scarso tempo a disposizione rinunciando ad ore di sano riposo e l’ho lasciato depositare. Risultato? Non è uno di quei libri che rileggerei, non è una di quelle opere che raccomanderei caldamente. Qualcosa non mi è andato giù, qualcosa è andato storto nella lettura.
L’attesa era grande: dopo dieci anni ecco il seguito di Q, un romanzo che ha venduto parecchio e che ha fatto epoca, che letto al momento giusto ti mette fuoco al culo (ma anche se letto in altri momenti: ad ogni rilettura, negli anni, l’effetto rimane immutato) e che tutti gli ammiratori volevano ritrovare. Fortunatamente non è stato così. Nonostante i Wu Ming avessero annunciato il ritorno al loro esordio, nonostante la fascetta pubblicitaria che avvolge il volume e nonostante gli acchiappa lettori scritti un po’ ovunque, dalla quarta di copertina al più minuto commento su

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