Vagabondo che son io
Sabato sera da Therese. Alla consolle Sarasso & Rudoni. Li lavorano ai fianchi Davide & Davide. La saletta dell’appena allargata libreria (mediante la tecnica del buco) è gremita. La gente è in piedi. I passanti guardano dalla vetrina incuriositi: che ci fa tutta quella gente in un posto pieno di libri?
Come al solito la premiata ditta Therese-Sarasso regala grandi momenti. Si ride, si parla di romanzi, di storia d’Italia, di una guerra civile che si combatterà fra qualche anno, ma soprattutto si parla di graphic novel. Il tutto è completato da Daniele Rudoni che, complice una lavagnetta luminosa, trasforma pennarello alla mano un paio di schizzi di United We Stand: Andrea Sterling ed Ettore Brivido. Ed insieme lo scrittore ed il disegnatore ci ricordano cos’è capitato a Porta a Porta alla fine dello scorso novembre: durante una puntata incentrata sul “pericolo Facebook” e sull’idea di sparare a Berlusconi si cita la loro graphic novel appena uscita dove, a pagina 16, un commando di uomini neri durante un ipotetico colpo di stato nel 2013 fa fuori il premier uscente (che non porta il nome del cavaliere, ma che gli assomiglia nel disegno). Manco a dirlo basterebbe osservare le continua
Intervista a Simone Sarasso
Confine di stato, Simone Sarasso. Copertina.
Se non conoscete Simone Sarasso, niente di meglio che presentarvelo con le parole con cui lui stesso si definisce sul suo blog:
- Simone Sarasso
- Novara, No, Italy
- Classe ‘78, professional writer dal 2005, scrive storie nere per la televisione, il cinema, la narrativa mainstream e i comics.
Insomma, un giovane narratore che ha sfondato le porte dell’editoria qualche anno fa pubblicando il primo romanzo della sua trilogia sporca sulla storia della Prima Repubblica e, soprattutto, dei suoi misteri, Confine di stato, a cui ha fatto seguito il secondo volume edito nella primavera del 2009, Settanta.
Nonostante per lui sia un periodo gravido di impegni, è riuscito comunque a sopportare questa decina di domande sul suo lavoro senza denunciarmi per molestie, il che è un gran successo dato che questo blog è alla sua prima intervista. Eccola: continua
Trasferta in laguna
Giovedì 14, ore 19.00, sarò a Venezia, 265 Punta della Dogana, al S.a.L.e. Docks (Facebook e MySpace) per l’inaugurazione della mostra DUEANNITREMESIEDIECIGIORNI, un inventario ed un bilancio sugli oltre due anni di attività di questo spazio autogestito percorsi da opere, mostre, discorsi, libri, manifesti, seminari, video e lotte.
Durante la serata Ugo Carmeni presenterà l’opera fotografica “Senza titolo 1 + Senza titolo 0.3. Ovvero: Arte: trovato l’antidoto”, mentre con me si discuterà su La scrittura e il web. Autopubblicazione e nuove forme d’espressione. Come esempi di autopubblicazione legata ad internet porterò alcuni dei miei racconti e l’esperienza di Nulla dies sine linea, la rivista aperiodica di cultura e controinformazione fondata due anni fa e che per l’occasione farà un breve salto dal web al cartaceo.
Ora, se per caso qualcuno di voi fosse a Venezia in quei giorni…
La battaglia che salvò l’Occidente
Martedì 29 dicembre, in piena campagna contro “l’odio politico” e contro chi inneggia alla violenza dai banchi del Parlamento, dalla stampa d’opposizione e dalle pagine di Facebook, La Padania, quotidiano di partito diretto da Umberto Bossi, si dà alla Storia.
Un’altra Lepanto per fermare l’Islam il titolo a tutta pagina sulla prima. Mentre Al Qaeda rialza la testa si pensa a quello che avvenne nel 1571, quando Pio V promosse la Lega Santa. La battaglia di Lepanto fermò l’ondata islamica in Occidente. Oggi, invece, la chiesa appare arrendevole. A centro pagina il dipinto di Paolo Veronese che illustra l’evento è sormontato da un altro titolo: La battaglia che salvò l’Occidente.
Il 7 ottobre del 1571 nelle acque di Lepanto si scontrarono le flotte dell’Impero Ottomano e della Lega Santa. Riprendendo lo spirito delle crociate, papa Pio V era riuscito miracolosamente a porre sotto un’unica bandiera 79 galee provenienti dalla Spagna (soprattutto dai Regni di Napoli e Sicilia), 28 da Genova, 12 dalla Toscana, 3 dal Ducato di Savoia e l’esigua flotta dei Cavalieri di Malta oltre alle 50 imbarcazioni fornite da Venezia, delle quali fondamentali furono 6 grandi galeazze pesantemente armate. Lo scopo della Lega era di portare soccorso a Cipro, allora sotto dominio veneziano, invasa dai Turchi che avevano posto l’assedio alla città di Famagosta. La flotta in realtà non raggiunse mai l’isola: il 14 di agosto si trovava ancora a Napoli dove Giovanni d’Austria, il comandante delle forze continua
Il perdono del tirannicida e frasi d’odio dimenticate
Et dulcis in fundo, perdono: “Umanamente l’ho perdonato“, ha detto Berlusconi. “Sapete che non so portare rancore“. Troppo buono il nostro Premier, da inserire in coda di beatificazione dritto alle spalle di Giovanni Paolo II e Pio XII, magari con qualche polemica in meno rispetto a quest’ultimo. D’altronde l’Untissimo non è nuovo a gesti di tal umana comprensione, lo stesso accadde all’uomo dal cavalletto cinque anni fa, che poi si fece quattro mesi di carcere dopo la condanna per lesioni personali aggravate. Ma Tartaglia non farà sogni tranquilli, in pieno spirito cristiano Berlusconi si è augurato che il gesto non venga sottovalutato affinché non passi il messaggio che si può prendere a souvenirate il presidente del Consiglio: in Italia ci sono monumenti ben più pericolosi del duomo, come la Mole di Torino, tremendamente appuntita. Insomma, date a Cesare quel che è di Cesare: il perdono è puramente spirituale, nella pratica la punizione sarà esemplare.
A morte il tiranno è il grido che secondo il Premier è stato lanciato a più riprese e che ha continua
Il Pdl sotto l’albero

Il Cavaliere
Caro Babbo Natale, per quest’anno fammi un regalo: sconfiggi politicamente il Cavaliere nano. Poter tornare bambini e credere realizzabile un desiderio simile… dubito che sotto l’albero troverò tale pacchetto, e peraltro non ho neanche l’albero di Natale. Già mi accontenterei però che nessun “italiano amante della libertà” mi donasse una tessera del Pdl, come da suggerimento berlusconiano, aiutando il partito a resistere (pensavo fossero gli altri a dover resistere, ed una volta il partito era il partito) ed a “continuare a lavorare per il bene di tutti“. Già di per sé una tessera di qualsiasi gruppo politico sarebbe un regalo piuttosto triste, figuriamoci quella del Miracolato.
Se il grosso paffuto omone rosso dovesse ascoltarlo sarebbe un viaggio agevole per le renne, un periodo di feste un po’ meno interessante per noi. Con l’attacco sferrato a qualsiasi voce contraria in nome dell’amore e la desolante rilevazione mensile Ipr marketing-Repubblica.it che vede il Premier guadagnare tre punti percentuali ci si para d’innanzi un inizio 2010 cupo e gongolante. A meno che non simpatizziate per l’Idv, nel qual caso sarà disastroso: sono sei i punti persi “grazie” alle esternazioni di Di Pietro post duomo-in-faccia.
Schifani in web 2.0: attacco a Facebook

Facebook nel mirino
Facebook lo si può apprezzare o detestare, trovarlo utile, divertente, una perdita di tempo, un passatempo, un luogo di contatto, di discussione, di gioco, di chiacchiericcio, di banalità, di lampi di genio, di normalità, di socialità, di asocialità, lo si può usare o meno.
Tutto si può dire su di esso, perché tutto si può dire sulle persone: è un luogo sì virtuale, ma creato ed alimentato dal pensiero umano, ed una sua definizione qualitativa non può non prescindere da esso e soprattutto da una delle sue caratteristiche base: è vario.
Così come al bar potete parlare di calcio o di figa, di politica o di scarpe, di film o di libri, di birra o di lavoro, così potete farlo su Facebook. Così come su un tram potete incontrare trogloditi o persone interessanti, uomini alti o bassi, donne con la gonna o con i pantaloni, gente che vi pesta i piedi o che vi continua
Un souvenir da Milano

Modellino copia del souvenir scagliato in faccia a Silvio Berlusconi.
L’attacco è violento e diretto al volto. Guglie, pinnacoli e madonnina squarciano la pelle, spaccano denti, fratturano il setto nasale. È il Duomo di Milano e lo hanno scagliato in faccia al nostro Miglior Premier. La sua prognosi è di una ventina di giorni, quella del paese è riservata.
Non solo il nemico colpisce dove meno te lo aspetti, ma anche con un’arma che nessuno si figurerebbe. Aggressione impulsiva, aggressione premeditata, gesto di un folle, gesto di un performer: tutto fuorché un gesto politico. È frutto del clima violento che circonda il Cavaliere, dicono i suoi sgherri. Gli avversari chinano il capo, vanno al suo capezzale, si definiscono solidali. I pochi che per onestà (Di Pietro) e per senso critico (Bindi) vanno fuori dal coro sono relegati ai margini.
È un’Italia violenta? È il solito paese in cui viviamo da una quindicina d’anni. Nell’ultima sera del 2004 fu un cavalletto di una macchina fotografica l’arma continua






























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